EUROPA SÌ, NATO NO


Autore: Gabriele

Quest’anno il PIL ucraino si contrarrà paurosamente, forse del 12%. L’export di acciaio e alluminio, pilastro dell’economia nazionale, è in caduta libera, il sistema bancario rischia il collasso, e il governo ha già dovuto chiedere soccorso al Fondo Monetario Internazionale, imitando piccole nazioni come l’Islanda e la Lettonia.
Con una certa Shadenfreude l’ex presidente Kuchma ha paragonato la situazione del suo paese a quella, tragica, del 1941, quando i nazisti occupavano Kiev (che secondo una leggenda porterebbe sfortuna ai suoi conquistatori, tant’è vero che lo scaramantico maresciallo Jozef Piłsudski se ne tenne alla larga).
La gravissima recessione sembra infliggere il colpo di grazie alle speranze atlantiste ed europeiste dell’Ucraina, paese storicamente nell’orbita russa.
Tuttavia per l’Unione Europea perdere la nazionae slava sarebbe una grave sconfitta, perché se è vero che Kiev ha disperatamente bisogno di Bruxelles, è anche vero che Bruxelles ha necessità di Kiev.
Il motivo è presto detto: con i suoi 47 milioni di abitanti (54 nel 2025), le sue ricchezze minerarie e agricole, e la sua posizione strategica l’Ucraina sarebbe utilissima all’economia europea. Si può concepire un’Unione Europea senza Polonia ? No, e a maggior ragione senza Ucraina, potenzialmente il paese più ricco di tutta l’Europa orientale.
Nella storia l’Ucraina ha sempre fatto gola: tutti, dai russi agli austriaci, dai tedeschi ai polacchi, hanno cercato di controllare il paese, perchè chi controlla le vaste pianure ucraine controlla le porte dell’Eurasia. Lo sapevano bene le orde unne e gli eserciti mongoli che terrorizzarono l’Europa nei secoli bui, e lo sapevano altrettanto bene i nazisti lanciati alla conquista dell’Unione Sovietica.
Naturalmente non si possono ignorare gli interessi russi, in parte legittimi. Se la Guerra Fredda fosse stata vinta dai sovietici, e il Canada avesse aderito al patto di Varsavia, quale sarebbe stata la reazione di Washington ? Ed è utile ricordare che all’indomani del crollo del muro di Berlino gli americani promisero ai russi che la Nato non si sarebbe allargata.
In altre parole, occorre arrivare a un compromesso, che tenga conto dei desideri del popolo ucraino, delle preoccupazioni russe e delle necessità europee.
Il popolo ucraino vuole entrare nell’Unione Europea, baluardo di democrazia e benessere. Non a caso le aspirazioni europeiste accomunano sia gli ucraini delle regioni occidentali che i russofoni di quelle orientali. Con i finanziamenti europei Kiev potrebbe rimettere in sesto le infrastrutture, risalenti perlopiù al periodo sovietico, e rilanciare un’economia che non può dipendere solo dalla siderurgia e dalla chimica. E le istituzioni comunitarie permetterebbero il consolidamento della giovane democrazia.
In merito all’adesione alla NATO, francesi e tedeschi sembrano nutrire notevoli cautele. Gli italiani anche. In fondo è così necessario che l’Ucraina, paese dichiaratosi neutrale nel 1990,
aderisca al Patto Atlantico ? Se durante il breve conflitto russo-georgiano del 2008 Mosca non ha mandato i carri armati a Tblisi, capitale di uno stato fragile con neanche 5 milioni di abitanti, è realistico pensare a un intervento russo in Ucraina ? E se in un futuro improbabile ciò accadesse, magari a causa del porto di Sebastopoli, sarebbe auspicabile un confronto tra l’Occidente e la Russia ?
L’adesione dell’Ucraina alla NATO spaccherebbe non solo il popolo ucraino (i cittadini delle regioni russofone sono contrari), ma anche gli europei, e provocherebbe fortissimi attriti con Mosca, il principale fornitore energetico dell’Unione Europea (nonché il maggior partner commerciale dell’Ucraina).
Occorre un compromesso, un “grand bargain” nella migliore tradizione diplomatica europea: Kiev deve poter entrare nell’Unione Europea (al pari della neutrale Finlandia) ma non nella NATO, fermo restando il rispetto russo delle prerogative sovrane ucraine, e la rinuncia a provocazioni inutili e discorsi incendiari da parte della leadership ucraina. Perchè come dicono nelle campagne ucraine “se insegui due lepri contemporaneamente, non ne acchiapperai nessuna”.

FONTI:
Il mondo in cifre 2008 The Economist
“How the West Turned From Kiev” Newsweek March 30, 2009
CIA, OECD, IMF

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2 responses to “EUROPA SÌ, NATO NO

  1. RIVOLUZIONE ARANCIONE = GRANDISSIMA FARSA
    ECCO I RISULTATI
    http://www.forbes.com/fdc/welcome_mjx.shtml

  2. Vedete, questo post non rappresenta un compendio della storia ucraina. Per una simile operazione ci vorrebbe un blog intero.
    In altre parole, la cd Rivoluzione Arancione non doveva essere necessariamente compresa nell’analisi delle attuali prospettive per l’Ucraina, e infatti non lo è.

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