LA GUERRA DI BARACK HUSSEIN OBAMA


Autore: Enrico

Gli Stati Uniti sono coinvolti negli altopiani afghani a fasi alterne almeno dall’intervento Russo del 1979.
Come ormai è comprovato anche da documenti desecretati del Pentagono, gli USA (e l’Arabia Saudita) hanno finanziato e supportato i mujhaiddin (quelli che poi verranno definiti Talebani quando gli USA se li troveranno contro) anche prima dell’intervento diretto dell’URSS nel paese. Anche il Pakistan, attraverso il servizio sergreto ISI, ebbe un ruolo diretto nel conflitto supportando e addestrando i mujhaiddin. Dopo il 1989, il ritiro dell’URSS, e il crollo del muro a Berlino, gli USA cessarono di interessarsi alle vicende afghane, lasciando il paese ai signori della guerra, onnipotenti dopo 8 anni di guerra, solo per scoprire nel 2001 che l’Afghanistan, conquistato ormai dai Talebani (una fazione radicale dei mujhaiddin islamici), era diventato un porto sicuro per Osama Bin Laden e altri gruppi di jihadisti.
La ‘guerra in appalto’ condotta dall’Alleanza del Nord e dalle truppe USA-UK nel 2001 non ha però consegnato alla giustizia il capo di Al Qaeda.
Ora, dopo quasi 8 anni di guerra, oltre 1000 militari della Coalizione morti e molti più civili sul terreno, la situazione è tutt’altro che chiara. I Talebani sono sembre ben presenti sul territorio, controllano intere regioni e lasciano mano libera alle forze dell’ISAF solo a Kabul e intorno alle loro basi. Gli attentati sono cresciuti in numero (il 2008 è stato l’anno con più vittime civili: 2118, di cui il 37% ucciso dalle truppe della Coalizione) e le istituzioni statali sono fragili e permeate dalla corruzione, ben lungi da ogni standard democratico.
Alcuni progressi si sono visti nell’ultimo periodo dul fronte della sicurezza (ma il numero delle vittime civili è ancora alto, sia per errori della Coalizione, sia per attentati talebani), e sui diritti umani (specie femminili), ma l’Afghanistan statunitense non è certo quello che si era immaginato George W. Bush nel 2001.
Oltre tutto gli scandali sulle prigioni segrete USA a Kabul e sulle violenze dei militari sui prigionieri non hanno certo reso popolare l’intervento USA, alimentando la voglia di rivalsa dei talebani nei confronti degli ‘stranieri’ e dei ‘collaborazionisti’. E la debolezza del governo di Karzai (per molti afghani un leader senza alcun potere effettivo) non fa che aumentare la forza di chi -signori della guerra, talebani o capi locali- esercita davvero un potere effettivo sul territorio e gli abitanti.
Ora Obama deve decidere come impegnarsi nel paese: dichiarare la vittoria, negoziare con gli insorti, organizzare conferenze regionali, o vincolarsi con alleanze volte a migliorare le istituzioni sono tutte strategie dimostratesi poco efficienti in passato, lasciando nel 2007 l’Afghanistan all’8° posto tra gli ‘stati falliti’ del mondo. La presenza militare di 30.000 truppe dovrebbe raddoppiare seguendo la nuova linea di Obama, ma abbiamo visto che se essa può avere effetti sul fronte della sicurezza più ‘vendibile’ all’opinione pubblica USA, ha ben pochi riflessi sul rafforzamento delle istituzioni afghane.
Fortunatamente il supporto pubblico per i Talebani è basso, a causa di anni di terrorismo e guerriglia dei vari signori della guerra che si dividono il paese e hanno ognuno la propria agenda.
La politica di alleanze con i warlords non fa che indebolire le istituzioni rappresentative di Kabul, e i frequenti errori della coalizione fanno aumentare il risentimento nei confronti delle truppe ISAF.
Perfino Karzai (il ‘sindaco di Kabul’) ha alzato la voce, lamentando che gli USA non consultano i vertici militari dell’esercito afghano che stanno addestrando riguardo alle loro operazioni. Obama dovrebbe avere un piano complessivo per rafforzare le istituzioni, dando ruoli appropriati alle forze USA e migliorando il coordinamento. Si dovrebbe finanziare un piano di sviluppo economico e di assistenza alla ‘rule of law’ a livello locale, sostenendo i rappresentanti del governo eletti (e punendo i corrotti). Ma la soluzione del problema Afghano passa anche dal Pakistan: senza una riforma dell’ISI, una riduzione del potere dei militari, delle riforme politiche nelle regioni di confine, e un’assistenza militare mirata a rendere il confine meno permeabile alle milizie talebane, l’effetto dell’aumento delle truppe sarebbe solo spostare il problema in Pakistan, rendendo lo scenario agghiacciante.

Vincent Javert, ‘Interview with Brzezinski’, (La Nouvelle Observateur, 15-21 January 1998), p. 76.
Fund for Peace, Failed States Index Scores 2007
International Crisis Group, Afghanistan: new US administration, new directions
USA today, Karzai ‘demands’ Obama end civilian deaths after latest incident
Global Security, Number of Afghan civilian deaths in 2008 highest since taliban ouster, says UN

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10 responses to “LA GUERRA DI BARACK HUSSEIN OBAMA

  1. Progressi sui diritti femminili? Ma li leggi i giornali?

  2. beh, rispetto all’afghanistan talebano, il burqa non è più obbligatorio, vi sono donne parlamentari, giornaliste, insegnanti, medici, le bambine possono andare a scuola, i matrimoni combinati sono vietati, i casi di lapidazione sono puniti e non incoraggiati, le donne possono truccarsi, parlare con uomini, uscire di casa da sole, etc. etc…. con tutte le limitazioni del caso (la legge non è sicuramente esaustiva nè applicata ovunque), per le donne fare progressi dall’Afghanistan talebano era proprio facile…

  3. Stai dicendo che gli Americani avrebbero provocato la Guerra d’Afghanistan ?

  4. Credo che qualsiasi cosa sia meglio della tirannia dei talebani, che ha fatto migliaia di morti

  5. Complimenti per il libro, 6 stato in gamba !

  6. Cinzi@, perchè dici così? Non parlo delle vicende del Paese per dire che la guerra è stata provocata (ufficialmente fu il rifiuto dei vertici Talebani di consegnare Bin Laden dopo l’11 settembre a provocare l’intervento USA), certo le condotte (geo) politiche degli USA non hanno fatto bene all’Afghanistan, e se la situazione è quella che è (cioè un altro failed-state) è anche a causa di quelle politiche usate in passato.

  7. Chiedo a te, Enrico, scusa per il mio comportamento inaudito.
    Sinceramente,
    Jilberto

  8. Riforma dell’ISI… io sono scettico, e molto anche, in tutta franchezza. E poi gli yankees hanno bisogno del Pakistan, perchè se no l’India si espanderebbe a est diventando un potential competitor per le risorse petrolifere del Great Middle East.

  9. Giuliano1654

    Condivo perfettamente quello che dici Quezalcoatl: il Pakistan è il fulcro della polictica americana in Medio Oriente

  10. Anche io sono scettico sulla capacità di Zardari e della leadership pakistana di riformare l’ISI… anzi spesso sembra che l’ISI sia irriformabile perchè profondamente infiltrato da estremisti. Il Pakistan serve stabile (se esplodesse sarebbe il caos nella zona) e filo-USA perchè è un’ottima base per controllare le mosse degli altri attori: Iran e India e le mosse di Mosca in centro-asia. E poi penso che il Pakistan non potrebbe essere lasciato solo: è pieno di militanti islamici pronti a rovesciare il governo, ha l’atomica e una dialettica nazionale profondamente aggressiva.

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