GEorgia


Autore: Enrico

Non c’è pace per la Georgia. Dopo le oceaniche manifestazioni di dissenso alle politiche di Saakhasvili iniziate il 4 Maggio con Rustaveli (la via principale di Tbilisi) ricolma di partecipanti, ora il leader del piccolo paese caucasico si trova alle prese con una grave insubordinazione dell’esercito. Indipendentemente dalle dimensioni dell’incidente (pare che i comandanti della base di Mukhrovani si siano ammutinati), questo è il segnale di un progressivo deterioramento della posizione di Saakashvili. L’esercito, da lui coperto di attenzioni fino alla disastrosa guerra contro le repubbliche ribelli di Abkhazia e Sud ossezia nell’agosto 2008, ora pare voltargli le spalle. D’altronde, la fiducia in una guerra lampo di Saakhasvili si è infranta con la pronta reazione del Cremlino, che probabilmente era già informato e aveva ammassato truppe da settimane al confine con la Sud Ossezia. La risposta decisa di Putin, la distruzione dell’apparato bellico georgiano, la ritirata che ha colpito il morale degli orgogliosi georgiani e le conseguenze politiche dell’intervento (la perdita de-facto delle due repubbliche) hanno fatto sì che la popolarità di Saakashvili scendesse di molto, vanificando l’apertura della società decretata dalla rivoluzione delle Rose, che aveva portato al potere questo giovane leader cresciuto in America con un’olandese come moglie. Senza dubbio la situazione in Georgia è molto migliorata dagli anni di Gamskhurdia e della guerra civile, e pure rispetto al clima cupo e al regime di Shevarnadze la Georgia ha fatto molti passi avanti: ci sono strade nuove, un certo impegno nella lotta alla corruzione, e una nuova classe di borghesi (specie a Tbilisi). Ma nel complesso il paese è ancora molto povero, e l’ondata di profughi dalle due regioni separatiste potrebbe aggravare le tensioni sociali. L’ex presidente del parlamento, la determinata Nino Burjanadze, forte di un grande consenso popolare, chiede le dimissioni di Saakhasvili (minacciando il blocco del paese) e nuove elezioni, ma il presidente non cede. Con la sua linea di completa chiusura nei confronti della Russia, e con la decisione di legarsi strettamente alla Casa Bianca, Saakhasvili non è popolare perchè il paese sembra non aver tratto grande beneficio da queste politiche. Inoltre dopo la guerra i rimpasti si sono susseguiti con cadenza quasi mensile, è cambiato un primo ministro e molti ufficiali militari e governativi sono stati licenziati dal presidente. Molti hanno intravisto in Saakashvili i segni di una deriva paranoica: sembra che il presidente sia terrorizzato dai complotti del Cremlino per ucciderlo o rovesciarlo violentemente, il che non aiuta la gestione di un paese con mille altri problemi. Certo la paura di Saakhasvili è supportata da decine di omicidi politici (basti pensare a Livtinenko) che hanno reso il FSB campione della specialità. Alla vigilia di importanti esercitazioni della Nato nel paese (che dureranno un mese), definite da Mosca ‘una flessione di muscoli’, alcuni reparti si rifiutano di obbedire ai comandi, e Saakashvili accusa: ‘sono stati pagati da Mosca per attuare un colpo di stato con l’intento di uccidermi’, mentre il governo russo risponde definendo le teorie di Tbilisi come ‘il delirio e l’agonia del regime di Saakashivili’. Le esercitazioni sono da alcuni viste anche come una indiretta minaccia all’Iran, poichè dalla georgia potrebbe partire un attacco alle infrastrutture nucleari di Tehran. Senza dubbio la Russia ha molte colpe nelle continue ingerenze e provocazioni in Georgia. La responsabilità dell’occupazione di Gori e la distruzione di infrastrutture chiave in territorio Georgiano ad ostilità finite definiscono le colpe originarie del clan di Putin, e sono un indizio della determinazione della Russia a restare egemone nell’area. Il ruolo degli USA è però cruciale: il sostegno ai falchi del regime di Saakashvili, ed il ruolo chiave attribuito dai veritici militari alla Georgia (uso delle basi, appoggio e addestramento, aiuti all’economia), sono a rischio, e al Pentagono dimenticano -come spesso accade- che l’appoggio per il presidente non è una costante. L’ingerenza USA, al pari di quella russa, è percepita e giudicata da un popolo fiero come quello Georgiano, la paranoia e l’aggravarsi delle restrizioni democratiche sono visibili, e lo stallo politico insieme alla mancanza di chiari obiettivi sono punti d’accusa a cui il regime di Saakashvili non può sottrarsi. E in una democrazia, questo potrebbe risultare un problema sia per il giovane presidente sia per i suoi amici al Dipartimento di Stato. Obama dovrebbe dedicare uno dei suoi briefing alla situazione nel Caucaso per non veder crollare il regime di Saakashvili per il malcontento popolare, con l’effetto di mettere in mano a Mosca la gestione del Caucaso. Con grossi cambiamenti in vista (per diverse ragioni) in Azerbaijan e Armenia, il Caucaso non è mai stato così fluido. Se dovessi scommettere un euro su nuovi sviluppi a breve nel Caucaso, sarebbe su Tbilisi che punterei con sicurezza.

fonti:
repubblica.it, Georgia, soldati ammutinati “Pagati da Mosca contro la Nato”, 5 maggio
corriere.it, La Georgia accusa la Russia: «Sventato golpe ordito da Mosca», 5 maggio
http://www.globalvoicesonline.org – Georgia
http://www.messenger.com.ge
http://www.itar-tass.com/eng/
en.rian.ru/

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14 responses to “GEorgia

  1. La chiave è l’Abkhazjia i suoi porti naturali consentono a chi li controlla di controllare le rotte commerciali per e da il Caucaso

    Moltoo interessanti questi spunti, ti consiglio di vederli e riflettere
    http://mrsarasa.ilcannocchiale.it/post/1997565.html

  2. No categorico, la Georgia è solo una piccola pedina sulla scacchiera tra Russia e America,con Cindia convitato di pietra

  3. Massimo da Ferrara

    Saakashvili è un pupazzo nelle mani dell’America come pure lo era Shevarnazte e quelli che dicono il contrario mentono sapendo di mentire

  4. Interessante l’articolo, condivido quasi appieno, Otacon. I porti Abkhazi sono strategici per la Georgia, non credo abbiano un ruolo così chiave per l’area, dato che ci sono/saranno a breve nuove strade est-ovest che permettono commerci, più che altro il problema è che i porti sarebbero importanti per la proiezione nel Mar Nero per la Georgia e la chiusura del confine a nord danneggia Georgia e soprattutto Armenia (no rotte nord-sud)… A Jilberto, la Georgia è suo malgrado solo una piccola pedina, ma penso che abbia un ruolo chiave perchè è sulle rotte degli idrocarburi e può fare da arena nel braccio di ferro tra i due attori (USA e Russia) senza suscitare troppi interessi da parte degli altri (UE, Cina, India). Viceversa se ti scontri in Ucraina o Moldavia susciti subito allarmi a Bruxelles o reazioni viscerali nell’Est Europa.

  5. Massimo da Ferrara

    Cosa sarebbe quindi, tipo una valvola antistress ?

  6. Enrico hai ragione al 101%. La Georgia è un classico ‘piccolo popolo’ e come tale arcigeloso della sua indipendenza conquistata duramente con le lotte di tante donne e uomini negli anni ’90.

  7. La favola del ‘piccolo popolo’ colpisce ancora. Gli abkazi che dovrebbero dire allora, loro che sono un ‘piccolissimo popolo’ ?

  8. scusa enrico ma come puoi affermare che la FSB sia autore di così tanti omicidi politici, non credi di essere un po’ provocatorio ?

  9. Riguardo al ‘piccolo popolo’ credo sia solo una questione definitoria: i Georgiani sono un popolo di montanari, e hanno sempre opposto una fiera resistenza alle invasioni straniere (compresa quella societica). Sono pochi e sanno che i giochi geopolitici sono ben al di là delle loro possibilità di controllo. Tuttavia non ci stanno a fare da pedina. Risolvere l’enigma e riuscire a mantenere un po’ di autonomia, è compito dei governanti che si scelgono (più o meno liberamente a seconda del periodo). Ovviamente gli Abkhazi sono ancora più ‘piccoli’, ma diversamente dai georgiani, non sono mai stati storicamente e politicamente indipendenti a lungo. Inoltre fino alla guerra civile in Abkhazia stavano molti georgiani (ora tutti profughi).

  10. Sugli omicidi politici: il KGB è noto al mondo per come eliminava gli oppositori politici (basti pensare all’avvelenamento del dissidente Georgi Markov, ucciso con una dose di ricina su un autobus a Londra). L’FSB sembra essere un degno erede. L’avvelenamento di Livtinenko o all’omicidio di Anna Politkovskaia (che indagava sui coinvolgimenti dell’FSB e dell’OMON nella strategia della tensione che portò alla seconda guerra cecena) sono solo due dei casi le cui tracce portano inequivocabilmente lì. In Russia è opinione comune che l’FSB faccia omicidi mirati. Ci sono centinaia di indizi e decine di inchieste internazionali. E’ la realpolitik di Putin, sarebbe ingenuo negarlo.

  11. Centinaia di indizi, asserisci ? Perchè non elenchi almeno venti omicidi di cui è sircuramente responsabile la FSB ?

  12. A parte che non vedo differenza nella responsabilità dell’FSB per 1, 5 o 20 omicidi, ma gli indizi sono sotto gli occhi di tutti, basta leggere i reportage della Novaja Gazeta (per citare una fonte russa) o i frequenti reportage della BBC o dell’Economist. In molti paesi europei sono aperti processi contro russi considerati responsabili di omicidi politici. Per farsi un’idea generale, basta guardare qui: http://www.time.com/time/world/article/0,8599,1851854,00.html
    http://www.economist.com/world/europe/displaystory.cfm?story_id=12987598

    Per l’elenco che attendi (sicuramente parziale, dato che dal 1994 i soli giornalisti uccisi in Russia sono stati 46!), dovrai attendere un paio di giorni: lo tratterò in un post a parte.

  13. IO DICO: CAZZI DELLA GEORGIA, LAVIAMOCI LE MANI NOI OCCIDENTALI

  14. E’ una scuola di pensiero che ha i suoi sostenitori in USA e in Europa, El Giraudo, ma secondo me porta ad una conclusione: se la Russia avrà mano libera negli affari georgiani, allora si sentirà incoraggiata a intervenire nella politica Ucraina (è già successo)… e poi sarà il turno delle repubbliche Baltiche (che però sono in Europa)… o delle forniture petrolifere…che piaccia o no, gli equilibri mondiali sono un patrimonio collettivo, e l’Occidente (qualsiasi cosa sia) deve occuparsi di gestirli al pari degli altri Stati. In particolare in un’area di attrito e di confine come il Caucaso.

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