Il pericoloso mestiere del giornalista 1


PREMESSA

Purtroppo nel mondo la professione di giornalista è sempre più pericolosa. In Europa come in Asia, in Africa come in America coloro che cercano di informare oggettivamente e liberamente il pubblico sono minacciati non solo dalla mafia (come accade, ad esempio, in Italia), ma dalle stesse autorità statali.
I giornalisti, infatti, rappresentano il vero contropotere a qualsiasi deriva autoritaria; sono gli anticorpi della democrazia, il “cane da guardia” che sorveglia il governo. Ma si sa, i politici non amano i cani da guardia.

Autore: Enrico

Molti hanno dubbi sul fatto che ancora oggi nella Federazione russa, dopo l’agghiacciante sequenza di omicidi politici durante gli anni dell’URSS, questo crimine sia ancora possibile. Oggi chi finisce sotto le bastonate di ‘ignoti aggressori’, muore sotto le pallottole di imprecisati sicari o si contorce a causa di misteriosi veleni sono spesso le persone che maggiormente hanno a cuore il loro paese. Quasi sempre sono giornalisti, attivisti per i diritti umani, cittadini che chiedono giustizia o semplicemente il rispetto delle regole. Chi denuncia l’arroganza del potere viene intimidito, aggredito e ucciso. Poche le inchieste su questi omicidi, ancor meno quelle che portano in carcere i colpevoli, nessuna che metta sul banco degli imputati i mandanti. Anna Politkovskaja e i suoi colleghi della Novaja Gazeta, come molti altri, hanno denunciato i crimini commessi durante la guerra in Cecenia, le responsabilità dei vertici militari, dei giudici, dei responsabili politici, e per questo hanno pagato con la vita. Mi è stato chiesto di indicare 20 omicidi in cui siano presenti indizi a carico dell’FSB (ex-KGB). E’ un elenco incompleto, dato che dal 1994 i soli giornalisti uccisi nella Federazione sono già 46. Lo scandalo di Ryazan (uomini e vertici dell’FSB pianificarono e misero in opera un attentato contro un condominio, sventato grazie all’intervento degli abitanti) ed i sospetti intorno ad un coinvolgimento dell’FSB nella catena di attentati ad edifici civili del 1999 (che portò alla seconda guerra cecena), sono già di per sé dei macigni sulla credibilità e sulla moralità dei servizi russi. Per ragioni di spazio non posso trattare in dettaglio ciascun caso, ma cercando su internet sono disponibili dozzine di articoli e pagine che parlano di questi e molti altri casi. Forse non per tutte le vittime gli indizi che conducono alla Lubianka sono chiari e circostanziati, ma resta il fatto che c’è una responsabilità politica se omicidi del genere sono possibili e restano impuniti. Questo elenco dovrebbe servire a ricordare la loro morte e le loro vite, e a non dimenticare che i loro assassini sono ancora a piede libero.

1.
Serghej Yushenkov (1950-2003), politico di posizioni liberali, investigò sul coinvolgimento dell’FSB (tramite il loro agente provocatore Khanpash Terkibaev, ucciso mesi dopo in un incidente d’auto in Cecenia), ucciso a Mosca nell’aprile 2003, poche ore dopo aver registrato il suo partito per le elezioni parlamentari del 2003.

2.
Galina Starovoitova (1946-1998), etnologa e politica russa, uccisa nell’atrio del suo appartamento nel novembre 1998 (il suo assistente fu ferito). Vicina al presidente Eltsin si oppose alla nomina di Primakov a premier. I due assassini, membri del GRU, Yuri Kolchin and Vitali Akishin, sono stati condannati, ma i mandanti restano a piede libero.

3.
Alexander Livtinenko (1962-2006), ex-agente del KGB/FSB, autore di “Blowing up Russia: Terror from within” and “Lubyanka Criminal Group”, fiero oppositore di Putin, denunciò i coinvolgimenti dell’FSB nell’attacco al parlamento Armeno del 1999, nella catena di attentati ai palazzi in Russia del 1999, accusò l’FSB nella crisi del teatro Dubrovka (passò le informazioni alla Politkovskaja e a Yushenkov), nella gestione della crisi di Beslan, indicò rapporti sospetti dell’FSB con AlQaeda e il coinvolgimento dei servizi segreti nell’omicidio della Politkovskaja. Fu ucciso a Londra con una dose letale di polonio inserito nel sushi. L’agente dell’FSB Andrei Lugovoi è considerato il responsabile da Scotland Yard, Putin rifiuta l’estradizione, fa eleggere Lugovoi alla Duma e si oppone ad un processo in patria.

4.
Yuri Shchekochikhin (1950-2003), giornalista della Novaja Gazeta, investigò sul riciclaggio di denaro sporco dell’FSB attraverso la banca di New York e sugli affari della criminalità organizzata. Venne avvelenato nel luglio 2003 con una dose di materiale radioattivo, pochi giorni prima di testimoniare presso l’FBI riguardo alle sue indagini.

5.
Anna Politkovskaya (1958-2006), giornalista russa della Novaja Gazeta e autrice di libri tradotti in tutto il mondo, impegnata sul fronte dei diritti umani, autrice di reportage di denuncia sulla guerra in Cecenia e sulla gestione del potere di Putin. Viene freddata nel 2006 nell’ascensore del suo palazzo a Mosca.

6.
Roman Tsepov (1962-2004), businessman a San Pietroburgo e confidente di Putin durante i primi incarichi politici. Dopo l’elezione di Putin diventa una sorta di eminenza grigia del potere, sempre al confine tra legale e illegale. Ucciso nel 2004 da una dose letale di materiale radioattivo.

7.
Stanislav Markelov (1974-2009), giornalista e attivista per i diritti umani, avvocato della famiglia di Elza Kungaeva (la donna uccisa in Cecenia dal colonnello russo Yuri Budanov). Ucciso a mosca nel gennaio 2009.

8.
Anastasia Baburova (1983-2009), giornalista alla Novaja Gazeta, investigò sulle attività dei gruppi neo nazisti e fu attiva sul fronte dei diritti umani. Uccisa insieme a Markelov.

9.
Yuri Chervochkin (1984-2007), minacciato e picchiato a morte a Mosca da ‘uomini dell’UBOP’ (milizia governativa contro il crimine organizzato), secondo quanto dichiarò poche ore prima di morire. Attivista del partito d’opposizione ‘Altra Russia’.

10.
Magomed Yevloev (1971-2008), imprenditore, giornalista e attivista ingusceto, animatore del sito ingushetiya.ru, criticò il presidente ingusceto alleato del Cremlino. Ucciso con un colpo alla tempia durante il periodo di custodia dalla polizia russa. Secondo Human Rights Watch, vi sono state nel solo 2008 dozzine di arresti arbitrari, rapimenti, torture ed esecuzioni in Inguscezia.

11.
Anton Stradymov (1989-2009), attivista del partito bolscevico, ha partecipato alla marcia del dissenso di ‘Altra Russia’. È stato trovato morto con la testa fracassata a Mosca, nel gennaio 2009.

12.
Ruslan Yamadayev (1971-2008), membro dell’opposizione al leader filo-Cremlino Kadyrov, ucciso poco dopo un meeting al Cremlino con alti ufficiali governativi.

13.
Sulim Yamadayev (1973-2009), fratello di Ruslan, leader dell’opposizione a Kadyrov, ucciso a Dubai con un colpo alla nuca. Fu arrestato come esecutore un cittadino russo, che fuggì poco dopo. I giudici di Dubai accusano come mandante Adam Delimkhanov, deputato alla Duma per il partito di Putin. I giudici hanno spiccato mandati per altri 7 russi complici dell’uccisione, alcuni dei quali connessi con l’FSB.

14.
Dmitri Kolodov (1967-1994), giornalista del Moskovskiy Komsolomets, ucciso con un falso pacco contenente rivelazioni sull’indagine che stava conducendo: corruzione dei massimi vertici militari russi. Pavel Grachev, tra i capi militari russi, fu accusato di aver assoldato i killer.

15.
Mikhail Beketov (1959-2009), editore e giornalista della Khimkinskaya Pravda, picchiato a morte fuori dalla sua casa in un sobborgo di Mosca, denunciava i casi di corruzione e di malaffare nei sobborghi della capitale.

16.
Zemilkhan Yandarbiev (?-1999), ex presidente ceceno, ucciso a Dubai con il figlio 13enne con una bomba inserita nell’auto. Una fonte cecena asserisce di un coinvolgimento dell’FSB, confermato dagli indizi trovati dai giudici di Dubai.

17.
Ivan Safronov (1956-2007), giornalista del Kommersant noto per le sue inchieste sul malaffare dei vertici militari, la sua ‘caduta’ dal 5° piano dell’edificio dove abitava è stata oggetto di dibattito e di un’inchiesta (poi archiviata).

18.
Paul Khlebnikov (1963-2004), cittadino USA di origine russa, editore della versione russa di Forbes, ucciso con 9 colpi di pistola da un’auto in corsa a Mosca, probabilmente a causa delle sue inchieste sui nuovi ricchi russi.

19.
Vitaly Karaev (?-2008), sindaco di Vladikavkaz, ucciso nella sua auto con decine di colpi di pistola. Dell’uccisione è da molte fonti sospettato l’FSB.

20.
Konstantin Druzhenko (?-2007), funzionario dell’agenzia federale contro le droghe, trovato morto per ipotermia a San Pietroburgo. L’autopsia ha rivelato la presenza di veleno nel sangue, e le tracce condurrebbero ad un’azione dell’FSB.

21.
Sergei Lomako (?-2007), collega di Druzhenko, morto nelle stesse circostanze.

22.
Artyom Borovik (1960-2000), giornalista e magnate dei media, attaccò la corruzione dei leader politici russi, investigò sugli attentati del 1999 e sui genitori di Putin. Alcuni legano la sua morte (il suo aereo è precipitato uccidendo tutti i passeggeri) alle numerose minacce di morte ricevute in seguito alle sue indagini.

23.
Alexander Lebed (1950-2002), generale e politico russo, dopo essere arrivato terzo alle presidenziali del 1996, critico sulla corruzione del governo di Putin, morì in un controverso incidente d’elicottero sulle montagne di Krasnoyarsk, di cui era governatore.

24.
Antonio Russo (1960-2000), giornalista free-lance per Radio radicale, fu ucciso vicino Tbilisi con tecniche riconducibili a reparti militari, il suo appartamento svaligiato di tutti i documenti. Due giorni prima parlò alla madre di nuove prove su torture e violenze dei reparti speciali russi contro i ceceni. Si parla anche di prove dell’utilizzo di armi non convenzionali contro bambini ceceni.

25.
Yegor Gaidar (1956-), ex primo ministro russo nel 1992, ora oppositore del regime di Putin, venne trovato senza sensi nel 2006 nel suo hotel in Irlanda (dove si trovava per una conferenza). Molti pensarono ad un avvelenamento sullo stile di Livtinenko, anche se le analisi non portarono a nulla.

26.
Karina Moskalenko (?-), membro dell’opposizione e attivista per i diritti umani, ha rischiato di morire per una dose letale di mercurio inserita nella sua auto dopo un meeting a Strasburgo.

27.
Farit Khabibullin (1940-2007), candidato del partito comunista alla Duma, deceduto in seguito alle percosse in un seggio elettorale da parte della militsiya a Kazan.

28.
Umar Israilov (1982-2009), ex guardia del corpo e oppositore del presidente ceceno Kadyrov, ucciso a colpi d’arma da fuoco a Vienna nel gennaio 2009. Alcune fonti sostengono facesse parte di una lista di 300 oppositori di Kadyrov da cercare e uccidere.

29.
Victor Yushchenko (1954-) presidente Ucraino, nel settembre 2004, durante la campagna presidenziale, venne avvelenato con una dose 1000 volte superiore al normale di diossina. Dopo un trattamento a Londra, si salvò, ma risultò permanentemente sfigurato. Molti sospetti sono stati orientati verso ufficiali ucraini legati a Mosca, anche se esiste una tesi contraria all’avvelenamento.

30.
Nikolai Khokhlov (1922-2007), fu avvelenato con del tallio radioattivo nel 1957 dopo essersi rifugiato negli USA nel 1953. Sopravvisse. Documenti emersi nel 2000 additarono il 13° dipartimento del KGB come responsabile del tentato omicidio.

31.
Ivan Rybkin (1946-), ex-candidato presidenziale nel 2004, denunciò il coinvolgimento dell’FSB e di Putin negli attentati del 1999, il giorno dopo scomparve e riapparve a Kiev dopo 4 giorni. Denunciò di essere stato rapito, drogato e ricattato da agenti governativi e si ritirò dalla campagna, temendo per la sua vita.

A questi si aggiungono le altre decine di giornalisti (http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_journalists_killed_in_Russia) e attivisti che non sono menzionati, uccisi in Russia (soprattutto in Cecenia e nel Caucaso) negli ultimi anni.

FONTE: Wikipedia

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14 responses to “Il pericoloso mestiere del giornalista 1

  1. RUSSIA = CINA = AMERICA = FINE DELLA DEMOCRAZIA INIZIO DELLA TEOCRAZIA NAZICOMUNISTA

  2. è davvero terribile.
    Purtroppo noi cittadini possiamo fare poco, forse consumare meno gas . . .

  3. Fortunatamente possiamo anche fare altro: fare pressione perchè i media e i nostri rappresentanti in Parlamento se ne occupino, firmare petizioni, informarci, parlarne in giro e non votare chi con Putin fa affari a suon di vodka e colbacchi. Berlusconi è l’unico leader democratico che mantiene un saldo legame con il Cremlino, ed è l’ennesima cosa vergognosa.

  4. Però non puoi dire che Berlusconi è l’unico leader democratico in rapporti con il Cremlino, anche Sakozy e la Merkel sembrano fare ottimi affari con i russi…

  5. sì probabilmente mi sono espresso male, comunque diversamente da Berlusconi i due non ostentano l’amicizia con Putin (ricordiamo i numerosi vertici tra i due, da quelli col colbacco, alle smitragliate immaginarie sulle giornaliste, alle dichiarazioni che negano il disastro ceceno, alla marina russa ormeggiata davanti alla villa di Berlusconi, e potremmo continuare…)… Francia e Germania fanno affari con i russi, ma Sarkozy ha anche avuto un ruolo forte durante la crisi Georgiana (forse centrava la presidenza UE)… In definitiva sono soprattutto i Tedeschi a dimostrarsi più vicini a Mosca (ma furiose polemiche accesero il Bundestag quando Schroeder, già ex-cancelliere, accettò di far parte del CdA di un consorzio per un oleodotto transbaltico capeggiato dai russi). Insomma, la posizione di Berlusconi è ben al di là della realpolitik derivata dagli affari.

  6. Se sei un esperto di politica internazionale sai benissimo che è lo stile di Berlusconi: pacche sulle spalle, simpatia e tanta ironia. L’Italia non è la Francia o la Germania, è una piccola potenza, e per sedurre i russi c’è bisogno di qualcosa di più che qualche buon affare, cioè il carisma e la simpatia di Berlusconi

  7. A me pare che siano i rubli che abbiano sedotto Berlusconi e non il contrario… e poi le pacche sulle spalle si sono tradotte in posizioni politiche: sulla Cecenia, sulla guerra in Georgia, sulla politica energetica Europea l’Italia ha avuto molto riguardo per la Russia. Certo sicuramente tra i leader internazionali Berlusconi è quello con cui Putin ha il miglior rapporto: se questo è motivo di vanto sono sempre gli elettori a stabilirlo.

  8. Hai presente com’era la situazione in Russia sotto il totalitarismo comunista ? Non puoi pretendere che da stato stalinista diventi una democrazia perfetta in un batter d’occhio, ci vuole tempo.
    Berlusconi, che ha cuore gli interessi dell’Italia più dei tanti politicanti di sinistra che per anni hanno flirtato con i comunisti sovietici, cerca di far maturare Putin e di insegnargli la democrazia. l’Occidente deve ringraziare Berlusconi, perchè se non fosse per lui ora la Russia sarebbe di nuovo un totalitarmo.

  9. Paragonare l’Urss alla Russia putiniana è ridicolo, la prima era una superpotenza socialista la seconda un accozzaglia di oligarchi e mafiosi

  10. L’influenza di Berlusconi sul Cremlino non mi pare così grande… Giunza, l’ultimo commento sono frasi fatte, per altro mi sfuggono dei riferimenti alla realtà dei fatti… non mi viene in mente un solo fatto in cui Berlusconi abbia ‘insegnato’ la democrazia a Putin (oltre tutto l’Italia non mi sembra il capofila dei paesi democratici). Certo, la transizione è dura, ma precise scelte politiche hanno portato alla Russia di oggi. Oltre tutto la dottrina dei piccoli passi non si è applicata alla Germania post-Hitleriana, lì la transizione è funzionata in fretta. Legittimare il fatto che oggi va bene perchè prima era peggio porta a tollerare aberrazioni incredibili. Poi Giunza mi sfugge: come fai a dire che Berlusconi ha avuto un ruolo così significativo nella storia russa da impedire che tornasse il totalitarismo? Nei libri di Storia Russi Berlusconi non è citato nemmeno nelle note.

  11. Sostenere che prima era peggio è assurdo: l’Urss di Gorbaciov era un paese con problemi ma era anche una potenza scientifica e tecnologica, e c’era molta più libertà che con Putin e molta meno fame che con Yeltsin

  12. Beh, Jilberto, la mancanza di libertà (dal movimento all’iniziativa alle libertà civili e private) era decisamente più marcata… per non parlare delle purghe staliniane, dell’ambiente distrutto, dell’arbitrarietà della legge, della corruzione dilagante e dell’indigenza di gran parte della popolazione. Tantìè vero che è unanimemente considerato un fallimento. Poi è evidente che l’URSS riuscì a diventare la seconda potenza mondiale in pochi anni, a raggiungere traguardi tecnologici e artistici incredibili, ma io continuo a pensare che la libertà personale abbia un valore. L’era di Putin certo ha portato nuovi problemi, e sicuramente una fetta della popolazione rimpiange il vecchio regime. Ma ci sarà una ragione se in nessuno dei paesi ex-sovietici si è tornati al sistema precedente.

  13. Stalin è morto nel 1953, aggiornati. Corruzione, arbitrio e così via c’erano ed esistono anche oggi, peggio di prima perchè non c’è più l’assistenzialismo dello stato. I russi non tornano al vecchio regime per lo stesso motivo dei tibetani: stanno troppo bene con Putin e Hu Yintao . . .

  14. Convinto tu…

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