Category Archives: Estremo Oriente

INDONESIA, POTENZA DEL FUTURO ?

Con i suoi 243 milioni di abitanti (CIA) l’Indonesia non è solo il Paese musulmano più popoloso del mondo (il Pakistan, secondo, ha circa 177 milioni di abitanti), ma una potenza economica in divenire. Attualmente il PIL indonesiano supera il mezzo trilione di dollari, trecento miliardi in meno dei Paesi Bassi, che colonizzarono l’arcipelago nel Diciassettesimo Secolo. A parità di potere d’acquisto, tuttavia, l’economia indonesiana sfiora il trilione di dollari, superando Paesi di più antica industrializzazione come la Turchia, l’Australia, la Polonia o gli stessi Paesi Bassi.

L’economia indonesiana sta vivendo un vero e proprio boom. Parte del merito va anche al suo attuale presidente, il generale Susilo Bambang Yudhoyono. Nato a Pacitan (nella parte orientale di Giava) il 9 settembre 1949, lo stesso anno in cui i Paesi Bassi riconobbero ufficialmente l’indipen-denza, SBY è visto da gran parte dei suoi concittadini come un politico serio e onesto, distante anni-luce da Suharto, sanguinario padre-padrone dell’arcipelago dal 1967 al 1998. Nel 2004 ha trionfalmente vinto le presidenziali promettendo un’Indonesia più giusta, pacifica, prospera e soprattutto democratica; nel 2009 è stato riconfermato a fu-ror di popolo.
SBY, “il generale pensante”, gode della stima dei suoi concittadini perché è un nemico giurato della corruzione, della collusione e del nepotismo (KKN), i tre mali che storicamente affliggono l’Indonesia, impedendo al gigante del Sudest di decollare. Inoltre grazie al suo passato nell’esercito SBY sa tenere sotto controllo le forze armate, per decenni il pilastro della dittatura suhartiana.

Negli ultimi cinque, secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale, il suo tasso di crescita annuale non è mai sceso sotto il 4,5%, e quest’anno dovrebbe addirittura superare il 6%. A trascinare il PIL sono i consumi interni, il vero motore dell’economia indonesiana, che ha continuato a tirare anche nel bel mezzo della recessione globale (risultati analoghi possono essere vantati, nel G20, solo dall’India e dalla Cina, le due superpotenze asiatiche). Sempre più indonesiani stanno comprando una casa o un mezzo di trasporto: non a caso le vendite di auto e cemento a maggio hanno toccato un nuovo, significativo picco. Il governo, da parte sua, preme sul pedale della crescita varando nuovi, imponenti piani infrastrutturali, che oltre a modernizzare l’arcipelago creano occupazione e fanno la gioia degli imprenditori locali. Jakarta ha beneficiato, nell’ultimo decennio, del rincaro delle materie prime, che costituis-cono la prima voce dell’export indone-siano. Principali clienti sono il Giappone, gli USA, Singapore, la Corea del Sud, la Cina e l’Australia, ma anche l’Italia: basti pensare che la gran parte della carta usata dagli editori italiani proviene proprio da foreste indone-siane.
E la Bursa Efek Indonesia, negli ultimi tempi, ha brillato, confermandosi come una delle più promettenti piazze finanziarie del mondo (anche se sono in molti a denunciare la sovracapitalizzazione delle società quotate, e l’assai concreto pericolo di una bolla speculativa).

Ormai sono numerosi gli economisti e i politologi che vedono nell’Indonesia una delle prin-cipali potenze economiche del futuro, grazie anche alla sua posizione geografica ottimale: a nord ci sono le potenze industriali asiatiche per antonomasia (Cina, Giappone, Sud Corea e Taiwan), a ovest c’è l’India, a sud l’Australia, a est (molto a est) la West Coast statunitense. Democratica quanto l’India, più popolosa del Pakistan e ricca di materie prime come il Brasile, l’Indonesia attira già ora capitali da tutto il mondo, soprattutto delle petromonarchie arabe, che vedono nell’Indonesia un Paese affine (sul piano religioso) dalle immense poten-zialità (sul piano economico).

Naturalmente l’Indonesia ha molte sfide da dover affrontare e superare. Una di queste è il terrorismo islamico, che ha più volte ha colpito l’arcipelago, a cominciare da Bali, isola a maggioranza induista nonchè mecca dei turisti occidentali. Un’altra sfida, ancora più importante, è quella della disegua-glianza: a parità di potere d’acquisto il PIL pro capite indonesiano è inferiore a quello dello Swaziland o dell’Honduras (CIA), e troppi cittadini vivono in condizioni a dir poco terrificanti, che a loro volta alimentano la frustrazione e il fanatismo religioso (non bisogna dimenticare che oltre il 28% della popolazione indonesiana ha meno di 15 anni, una percentuale simile a quella iraniana).
La cattiva politica rappresenta un’altra grande minaccia al benessere indonesiano. Di recente forti (e ingiuste) pressioni politiche hanno costretto Sri Mulyani Indrawati, abile ministro delle finanze, a dimettersi e accettare un incarico alla Banca Mondiale. SBY l’ha p sostituita con un banchiere di fama internazionale, Rakyat Merdeka, un brillante tecnico che ha promesso di combattere la corruzione e l’evasione fiscale con lo stesso impegno di Indrawati.

fonti: CIA, IMF, Newsweek, Tempo, IDX, Presiden Republik Indonesia, TIME, LAT, NYT, Reuters, FAO, WB, IMF

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Why Italy Matters to People’s Republic of China (and vice versa, of course)

by Gabriele

It is common knowledge that the Chinese economy is driven by exports, which produce forty percent of the country’s total annual GDP. The nickname “Exportweltmeister” (World Exports Champion), Germany’s label for itself, will very soon also be appropriate to China. After all, the country known as “the world factory” is at the present time the third biggest national exporter, after the aforementioned Germany, and the United States.

China is Europe’s biggest source of manufactured imports, and the sixteen European countries that use the euro (including Germany, France and Italy), are a crucial market that is even more important than Japan or South Korea.
According to the European Commission, Europe’s imports from China grew by around twenty-one percent per annum from the period 2003 to 2007. In 2007 alone, the EU imported €231 billion (¥2,209 billion) worth of goods from China. Of course, Chinese goods can only be sold to the affluent European consumers (around 490 million people) if they are able to reach European shops and malls. This is why Italy is so relevant to Chinese prosperity.

At the present time, Chinese companies prefer using the efficient ports of Northern Europe, particularly the port of Rotterdam in the Netherlands. However, the distance between Rotterdam and the main Chinese ports is much farther than the distance between the Italian ports and China, and at present Chinese ships have to cross the whole Mediterranean Sea, past the Strait of Gibraltar, and then coasting Portugal, Spain, France and Belgium to reach their destination. More distance means not only more time, but also more fuel, more potential shipping hazards and, quite simply, more money.
As stated in a report by the Italian government, “Italian ports have the advantage of being reachable by the ships passing Suez Canal with seven days less than the ports of Northern Europe” .

Recently, Chinese COSCO, one of the largest shipping companies in the world, signed a deal with the Piraeus Port Authority, which controls the port of Athens (one of the most
important ports of the Eastern Mediterranean Sea). The deal concerned the thirty-five year concession of the port’s cargo facilities to COSCO. According to the Greek Prime Minister, Costas Karamanlis, “Greek ports can operate as transit centers for Chinese products to European Union states but also the broader area of southeastern Europe and the eastern Mediterranean” . Of course, Greece is adjacent to Turkey, a country of seventy-four million inhabitants that also has the potential for economic prosperity. However, Turkey has a GDP of $400 billion, less than the GDP of the tiny Netherlands, and its two biggest suppliers are Russia and Germany.

Moreover, the journey to Austria, the gate of European markets, from the port of Athens is longer than, for example, the journey from the port of Naples in South Italy (1600 kilometers and 950 kilometers respectively), and involves crossing deeply unstable countries with poor transit routes such as FYROM (Macedonia), Serbia, Bosnia-Herzegovina and Croatia. Additionally, as all these countries are not members of the European Union, Chinese goods from Athens must cross at least five borders before reaching their destination, and deal with all the incumbent bureaucracy arising from this. Moreover, Greece itself is an unstable country. Many experts fear that it could become “a centre of terrorism in Europe” , and this unrest is demonstrated by the fact that police often clash with political protesters. What’s more, the powerful Greek dockers’ union seem very unhappy about the deal with COSCO .

The Italian government, for its part, is particularly eager to make Italy the first European stop on a new “Silk Road” connecting China with Europe. What’s more, Italian ports already play an important role in the trade between the two powers: in the port of Naples, where COSCO operates, 1.6 million tons of Chinese goods enter every year. Additionally, Evergreen Marine Corporation is active in the port of Taranto (Southern Italy).

However, all this is not enough for either China or Italy, which really needs Chinese investments to boost its shaky economy (this year Italy’s GDP is projected to contract by 4.4 percent, and the Italian government is cash-stripped). The very important port of Gioia Tauro (Southern Italy), the center of a hub-and-spoke system encompassing Genoa (an industrial city in Northwestern Italy particularly close to France and Milan), La Spezia (Northwestern Italy) and Leghorn (Central Italy), has huge potential. Also, the port of Trieste (Northeastern Italy), once the largest port of the whole Mediterranean Sea, is just 160 kilometers from Austria.

Therefore, China should strengthen its import relationship with Italy for reasons that are both commercial, and also related to security. The Mediterranean Sea, which is very distant from Chinese shores, is a “Western lake” controlled by the Americans, the French and the Italians. Although it is true that Greece could also be a loyal partner to China, as the old saying goes, “don’t put all your eggs in one basket”.

– Pocket World in Figures (2009, The Economist).
– “Comparazione fra l’attrattività di alcuni porti italiani sulla rotta Europa-Cina connessa con la presenza di dotazioni materiali e immateriali nell’hinterland”, Ministero degli Esteri Italiano (June 30, 2004).
– “Hu Departs Greece with Key Port Deal in the Bag”, AFP Asian Edition (Nov 25, 2008).
– “Death Threat to Greek Media as Terrorists Plot Bomb Havoc”, The Observer, 22 February, 2009.
– “In Greece, China finds EU Trade Battering Ram: PM”, AFP Asian Edition (Nov 24, 2008).

TAEPOWRONG

Autore: Enrico

Dopo giorni di annunci e smentite, in cui i vertici del regime di Pyongyang asserivano che avrebbero messo in orbita un satellite per telecomunicazioni e il Dipartimento di Stato (e i giapponesi) sostenevano che il nuovo test previsto avrebbe riguardato il missile Taepodong2, il lancio è arrivato il 5 aprile.
Il lancio del missile, con una gittata di 5000/6000 km, visibile da satellite (qui http://tinyurl.com/cysajr e qui http://tinyurl.com/cbpou3) segue quello fallito pochi secondi dopo il lancio nel luglio 2006.
Anche in questo caso, le fonti del NORAD e del Dipartimento di Stato affermano che il lancio è fallito con l’inabissarsi del secondo stadio nelle acque dell’oceano pacifico. Le fonti nordcoreane (in primis il leader Kim Jong Il) invece affermano che il lancio del ‘satellite per comunicazioni’, che dovrebbe trasmettere inni patriottici nell’etere, è perfettamente riuscito, rendendo il figlio del fondatore Kim-Il-Sung ‘molto felice’.
In ogni caso il Taepodong2 non sarebbe in grado di portare testate elaborate o colpire con precisione i target, ma una riuscita prefigurerebbe un perfezionamento dei sistemi di arma nordcoreani.
Il Giappone infatti, sorvolato dal missile, ha a lungo dibattuto sull’opportunità di abbattere il missile all’entrata nel suo spazio aereo (e ha schierato alcune batterie di intercettori per la prima volta).
Per molti osservatori Kim Yong Il ha come principale intento quello di usare la sua capacità missilistica per convincere i suoi riluttanti partner a finanziare con ulteriori aiuti il poverissimo paese, e a restare in sella proprio continuando le trattative tenendo in scacco al tavolo amici e nemici. Gli obiettivi di breve termine di Pyongyang sono 4:
1. Rafforzare il ruolo e la credibilità interna del regime, mostrando che traguardi ambiziosi possono essere raggiunti anche nel completo isolamento (e nella povertà di mezzi) in cui versa il paese. Questo potrebbe aiutare a frenare i malumori per la successione del presidente con suo figlio.
2. Mostrare le divisioni del Consiglio di Sicurezza su come reagire al lancio, con Giappone e USA schierati su posizioni molto più dure che Cina e Russia.
3. Testare l’amministrazione Obama in una fase concitata, per vedere la sua capacità di reagire ad una crisi e la posizione della Nord Corea nell’agenda del nuovo presidente.
4. Testare la posizione cinese: la Cina deve contemporaneamente dimostrare che ha influenza su Pyongyang nel convincerla a contenere e frenare le sue politiche, mantenere stabile il regime per evitare spillover negativi in patria (evitando un allontanamento che riavvicinerebbe le due Coree e vedrebbe una forte perdita di influenza cinese sulla penisola), e far capire a Washington che la crisi coreana non si risolve passare da Pechino.
Intanto Obama nel suo discorso praghese ha puntato forte sul controllo del nucleare (con messaggi a Mosca e Tehran), ma ha risposto solo aggiungendo alcune righe al suo discorso alla sfida di Pyongyang; forse per preservare il dialogo nel tavolo a 6 sul nucleare nordcoreano, oppure per non irritare Cina e Russia, o ancora perché il lancio è fallito e questo da più tempo a tutti per continuare i negoziati. In ogni caso a Seoul e Tokyo il Taepodong2 è in prima pagina da giorni, suscitando le paure dei governi e dei comuni cittadini sulle intenzioni di Kim Yong Il.

Reuters, UN divided over North Korea rocket launch, 5 Apr 2009
AP, US: Stern response if N. Korea fires missile, 2 Apr 2009
Scott Snyder on Globalsecurity, North Korea’s Missile Test: Off-Target?, 4 Apr 2009
Yumiko Ono on WSJ, Japan prepares for North Korea missile launch, 28 Mar 2009
Thomas Omestad on USnews, Explaining Obama’s mild reaction to North Korea’s missile launch, 6 Apr 2009
BBC, North Korea’s missile programme