Category Archives: Iran

COMMENTO DEL DIRETTORE SUI RECENTI SVILUPPI

Nell’articolo del giornalista de Il Giornale Marcello Foa “Iran, ora l’America alza la voce: ‘Pronti a bombardare le centrali’ “ si può leggere un commento del Direttore in merito:

«Tra pochi giorni le Guardie svolgeranno imponenti esercitazioni militari nello stretto di Hormuz», ricorda al Giornale Gabriele Catania, direttore del Comitato per gli Studi Geopolitici e autore del bel saggio Petrolio Shock. La crisi energetica dalle guerre di Bush alla polveriera iraniana (Castelvecchi editore). Proprio l’anno scorso in gennaio si verificò un incidente tra unità militari americane e battelli veloci iraniani, che solo per un soffio non sfociò in uno scontro armato.
«Gli americani hanno già fatto sapere che non tollereranno alcuna limitazione al traffico nello stretto, da dove transita quasi tutto il petrolio del Golfo, mentre è noto che Teheran in caso di un raid contro le centrali nucleari, farebbe scattare una ritorsione immediata proprio nello Stretto», aggiunge Catania.

L’Iran e la bomba, gerovital dei dittatori

Tratto da Aprileonline.info

Geopolitica Forse la leadership iraniana vuole davvero la bomba atomica. Il suo obiettivo però non è distruggere lo stato ebraico, ma preservare il loro dominio cleptocratico

Il 6 novembre il quotidiano britannico “Daily Mail” ha pubblicato un articolo dal titolo clamoroso: “L’Iran ‘potrebbe aver già collaudato testate nucleari avanzate’ “.
Forse Teheran vuole davvero la bomba atomica. Ma non per distruggere lo Stato di Israele, a dispetto dei farneticanti discorsi del presidente Ahmadinejad (che in mancanza di argomenti migliori eccita il suo rozzo elettorato con una bieca propaganda antisionista e negazionista). Teheran vuole la bomba atomica perché è un’assicurazione sulla vita.
Lo stesso Robert Gates, attuale segretario alla difesa statunitense, lo ha riconosciuto: “[gli iraniani] sono circondati da potenze con armi nucleari: il Pakistan a est, i russi a nord, gli israeliani a ovest e noi nel Golfo Persico”.
I leader iraniani sono terrorizzati, anche se non lo danno a vedere. Si ricordano benissimo che nel 2003, mentre al potere c’era il presidente riformista Khatami, gli americani hanno invaso l’Iraq con la scusa menzognera delle “armi di distruzione di massa” (WMD). E si ricordano anche che nei mesi precedenti all’invasione i neocon amavano dire a Bush che “chi ha davvero cojones non va a Baghdad, va a Teheran”. Inoltre sanno benissimo che forze di terra americane sono presenti in Iraq e soprattutto in Afghanistan (due paesi confinanti con l’Iran), e che Washington ha basi e strutture d’appoggio in Turchia, nel Golfo Persico e nell’Asia centrale.

Chiunque abbia mai giocato a Risiko o a un qualsiasi altro gioco di strategia sa che quando il tuo avversario circonda la tua provincia con tanti piccoli carri-armati verdi è il caso di iniziare a preoccuparsi.

I leader iraniani forse non hanno mai giocato a Risiko, ma senza dubbio sono molto preoccupati. Sanno che il popolo iraniano è stufo delle loro continue ruberie, della corruzione diffusa, dell’economia che non funziona. Le rivolte scatenate dalla contestata vittoria elettorale di Ahmadinejad a giugno hanno dimostrato quanto sia fragile il regime, che infatti vorrebbe spostare la capitale: non più Teheran, con i suoi coraggiosi giovani telefonino-muniti e la sua plebe indocile, ma una roccaforte blindata da qualche parte tra Qom e Delijan. Birmania docet: meglio Naypyidaw che Rangoon, meglio un imperscrutabile “gated community” governativa di una metropoli vivace e ribelle.

Ormai la teocrazia iraniana è una cleptocrazia conclamata in salsa nazional-religiosa: Rafsanjani, capo del Consiglio per il discernimento e presidente dell’Assemblea degli Esperti, è l’uomo più facoltoso dell’Iran; il generale Nurali Shushtari, ucciso nella recentissima “strage dei pasdaran” a Zahedan, era non solo un uomo di punta delle Guardie della Rivoluzione, ma un imprenditore ricco e potente; e persino la Guida Suprema Khamenei, ammalata di cancro, briga per lasciare il posto al suo secondogenito Mojtaba, che si è particolarmente distinto nella repressione delle rivolte.

I leader iraniani conoscono la storia patria, soprattutto il colpo di stato organizzato dalla CIA contro Mossadeq. E sono consapevoli che una grande rivolta popolare, sostenuta dalle intelligence angloamericane e dai media internazionali, potrebbe trascinarli per sempre nella polvere. Perderebbero tutto, i soldi e le donne come i privilegi e le immunità.

Conoscono il destino degli sconfitti: Saddam Hussein alla fine è stato processato e giustiziato; ma se avesse davvero avuto le famigerate WMD, probabilmente sarebbe ancora in uno dei suoi palazzoni kitsch, a ingozzarsi di hamburger e patatine fritte (il suo cibo preferito) e a ordinare omicidi.

In fondo Kim-Jong-il può governare indisturbato la Corea del Nord solo perché possiede qualche bomba atomica. E in Pakistan l’esercito è intoccabile perché controlla i silos nucleari.

La verità è che l’arma atomica è il Gerovital dei dittatori. Neanche il più guerrafondaio dei presidenti ordinerebbe di invadere l’Iran se le Guardie della Rivoluzione avessero qualche testata nucleare. Né si sognerebbe di sostenere una rivolta popolare, sapendo che un Iran nel caos vorrebbe dire un arsenale nucleare senza padrone, perdipiù in Medio Oriente.

In poche parole, forse l’Iran vuole davvero la bomba atomica, ma ciò non ha nulla a che fare con la distruzione di Israele. A Teheran sanno che lanciare una testata nucleare contro la periferia di Tel Aviv provocherebbe, come rappresaglia, la disintegrazione immediata dei maggiori centri urbani iraniani. Ma i leader iraniani non vogliono il martirio, quello lo lasciano volentieri ai kamikaze sunniti. Quello che vogliono è potere, sesso e denaro. Strano?

AGGIORNAMENTI IN DIRETTA DA TEHERAN

fonte: Enrico

Per una copertura in diretta e gli aggiornamenti e il link riguardo alla rivolta in Iran, segui Enrico su Twitter. Lo trovi online all’indirizzo http://twitter.com/enricolabriola

Aggiornamenti hour-by-hour sulla situzione a Tehran
Grazie
EL

COLPO DI STATO A TEHERAN

autore: Enrico

Ricevo e inoltro da più di una fonte in Iran (scusate la schematicità, ma è quanto di meglio riesca per la chiarezza):

* Nella notte fra il 12 e il 13 Giugno, dopo un’affluenza record del 82% (considerata un forte segnale di una vittoria riformista), Mousavi all’ora di chiusura dei seggi convoca la stampa denunciando brogli (milioni di persone a cui è stato negato il diritto di voto, osservatori delle liste d’opposizione cacciati dai seggi, 7 milioni di schede in più stampate, irregolarità nelle commissioni elettorali). Nonostante questo, il 54% dei voti, secondo le proiezioni sono per lui. Pochi minuti dopo, una conferenza stampa convocata a sorpresa dalla commissione elettorale, dichiara che con una percentuale di schede scrutinate di oltre il 20% (ma molti seggi erano ancora aperti per votare), il 69% dei voti va ad Ahmadinejad, e solo una percentuale sotto il 30 a Mousavi. Nella notte, i supporter dei due candidati si confrontano nelle strade di Tehran, entrambi convinti di aver vinto. Mousavi ribadisce che ci sono state irregolarità e brogli, e che il risultato non è quello vero. Ahamdinejad accetta la vittoria e proclama di essere il presidente di tutti, liquidando le accuse come infondate (come fa il capo della Commissione Elettorale, dicendo che sarebbero considerate uno ‘scherzo’ dagli iraniani). Ahamdinejad incassa anche l’appoggio della Guida Suprema Khamenei, che lo proclama vincitore e liquida le accuse di brogli.
* Scontri di piazza e proteste a Tehran contro l’esito delle elezioni proseguono da due giorni, facendo seguito alla richiesta di annullamento e di indagine da parte di Mousavi. Un poliziotto è stato salvato dal linciaggio dopo le violente repressioni e gli arresti di dimostranti. La tensione è palpabile e la polizia in assetto antisommossa ha sparato in aria per disperdere i manifestanti, ma ci sarebbe già il primo morto civile dovuto ad un colpo d’arma da fuoco. Anche i Pasdaran e i Basji (milizia di studenti islamici in borghese) hanno contribuito nel riportare l’ordine. I membri dell’opposizione denunciano anche la presenza di ‘provocatori’ in borghese che danno fuoco a esercizi commerciali e banche.
* I membri dell’opposizione hanno le case sorvegliate e molti sono stati arrestati preventivamente dalle autorità. La polizia ha fatto irruzione nella casa di Mustafà Tajzadeh, ex ministro degli interni e capo del fronte riformatore Musharekat, e l’ha arrestato. Anche lo stato maggiore del Musharekat è agli arresti, compreso il fratello di Khatami. Ora antrambi sembra siano stati rilasciati.
* La moglie di Mousavi al telefono pare aver confermato che la protesta continuerà su un piano pacifico. Forse martedì o mercoledì sarà proclamato uno sciopero generale contro il risultato delle elezioni.
* Un comizio di Mousavi con i suoi sostenitori a Tehran è stato vietato, e Mousavi ha rimandato la manifestazione, accogliendo l’invito di Khamenei ad ‘agire con calma, usando le vie legali’
* Alle troupe straniere è proibito filmare gli scontri (due giornalisti olandesi e alcuni spagnoli espulsi). I giornalisti tedeschi di ZDF e ARD sono guardati a vista da miliziani. Agli stranieri non vengono prolungati i visti per restare nel paese, e alle frontiere le procedure di transito sono molto insaprite.
* La BBC e altre reti estere riportano un oscuramento dei loro canali e delle radio estere in Iran, per limitare la diffusione di informazioni sulla rivolta.
* Oltre 170 oppositori sono stati incarcerati, considerati o implicati nelle proteste nel centro di Tehran o ‘ispiratori’ di esse.
* Mousavi è praticamente agli arresti, in quanto gli viene impedito di comunicare con attivisti politici. Solo poche telefonate sono permesse
* La polizia sta setacciando le case e gli ospedali in cui si crede vi siano membri dell’opposizione (in un ospedale ha anche aggredito il personale, lo riferisce il segretariato del Consiglio nazionale della resistenza in Iran). Lunedì mattina sono stati arrestati circa 200 familiari di giovani manifestanti incarcerati: si erano radunati davanti al tribunale rivoluzionario di Teheran per chiedere la loro liberazione.
* Il giornale di Mousavi, Kalameh Sabz, è stato messo al bando. Domenica la polizia, scrive il quotidiano riformista Sarmayeh, ha fatto irruzione nella sede del giornale, ha effettuato una perquisizione e sigillato l’edificio. Anche il giornale Velayat è stato costretto a sospendere la pubblicazione, e il giornale Asr Eghtesad era stato censurato già sabato mattina poiché prevedeva di titolare «Il verde della primavera prosegue», con riferimento al colore del partito di Mousavi.
* Da domenica è vietato l’accesso a YouTube, dove erano stati pubblicati filmati degli scontri a Teheran ripresi con i telefoni cellulari. Le linee per le interurbane e le connessioni internet vanno e vengono (ieri per quasi tutta la giornata Tehran era isolata telefonicamente) a causa del blocco alle comunicazioni.
* Da Tabriz, Ahwaz, Orumieh, Rasht, Isfahan giungono notizie di manifestazioni di massa per Mousavi, e nelle prime due i risultati sono apparsi subito palesemente incongruenti: Mousavi, di origine azera, è amatissimo nella zona a maggioranza azera del paese, che oltretutto è storicamente una zona riformista. I risultati ufficiali parziali parlerebbero anche qui di una vittoria di Ahamadinejad.

Un Golfo imbottigliato

autore: Enrico

Il Golfo Persico non vedeva tanto traffico di navi militari dai tempi di Iraqi Freedom, il nome affibiato dall’amministrazione Bush alla guerra del 2003. In quel caso però le navi che scorrazzavano nel Golfo erano solo quella della US Navy, ora invece le insegne che appaiono sulle fiancate non potrebbero essere più diverse. Il 27 Maggio sono attraccate al porto di Manama, sede della Quinta Flotta USA, alcune navi russe. Seguite poco dopo dall’arrivo nel porto di Salalah (Oman) da altre navi russe, presenti per la prima volta da decenni nel Golfo. Il loro arrivo è stato coordinato tra comandi navali Russi e comandi Iraniani. È la prima volta che una nave russa attracca e fa rifornimento nello stesso porto in cui fa base la marina statunitense. Mosca ha così inaugurato una presenza -non si sa se duratura o meno- della sua marina militare nel Golfo Persico. Contemporaneamente, Obama ha progressivamente ridotto la presenza della marina statunitense nel Golfo per aiutare la ripresa del dialogo con l’Iran, generando un’atmosfera positiva per i colloqui. Nel Golfo non è presente nemmeno una portaerei USA, come non accadeva da molti anni a questa parte. La mossa russa ha seguito di poco l’inaugurazione nel Golfo -il 25 Maggio- di una base militare navale francese, nei pressi di Abu Dhabi. Se anche i francesi, che hanno importanti interessi nell’area (Iran e Libano in primis), possono rompere il monopolio USA nelle acque del Golfo, perchè la Russia (impegnata diplomaticamente e finanziariamente soprattutto sul dossier Iraniano) non può stabilire una presenza in quelle acque? Sicuramente lo scenario resta nel complesso tranquillo, ma certamente l’attivismo delle grandi potenze intorno all’area del Golfo spiega quanto sia importante per molti essere presenti e contare in quella zona chiave del globo.

LIBERA STAMPA IN LIBERO (?) STATO

Autore: Enrico

Sembrava aver riaperto il quotidiano riformista ‘Yas No’, dopo 6 anni dalla sua prima chiusura, dovuta ad un articolo della minoranza parlamentare riformista in cui si criticava la posizione della Guida Suprema Ayatollah Khamenei riguardo alla non ammissione di molti candidati riformisti alle elezioni 2004. Ma non è durato nemmeno 2 giorni il sogno di Mohammad Naimipur, di sostenere il candidato riformista Mir-Hossein Mousavi attraverso le colonne del suo giornale. Il procuratore di Tehran Saeed Mortazavi, soprannominato il ‘macellaio della stampa’ ne ha ordinato la chiusura dopo un solo numero, colpendo duramente il campo riformista che ha visto decimati i suoi giornali a partire dal 1990 dallo stesso Mortazavi e che ha difficile accesso alle Tv, che in Iran sono tutte statali. I giornalisti, che si aspettavano prima o poi la chiusura, sono sorpresi della tempestività del provvedimento: forse -dicono- non è piaciuto l’articolo di apertura, intitolato ‘Khatami-Mousavi per l’Iran’. Mousavi sembra essere il principale avversario del presidente Mahmoud Ahmadinejad nelle elezioni del 12 Giugno. Molti osservatori stanno vedendo le avvisaglie di un irrigidimento dei conservatori per paura che in seguito all’elezione di un riformista cambi la struttura del potere in Iran. I riformisti che fanno capo a Khatami e all’ex premier Mousavi non hanno al momento alcuna pubblicazione permessa nelle edicole, al contrario dei conservatori che ne possono vantare decine. Alcuni rapporti parlano del lancio entro pochi giorni da parte dello stesso Mousavi di un suo giornale, ‘Kalameh Sabz’ (Mondo verde). Intanto il 17 maggio il ministro della Cultura ha esortato la stampa a promuovere l’attenzione e la mobilitazione sulle elezioni, ma ‘a fare attenzione a non rompere il orientamenti etici e culturali della società quando riportano notizie concernenti le elezioni’. Un criptico messaggio che potrebbe essere un avvertimento a chi tra i riformisti spera in una corsa priva di ostacoli.

Fonti

Eurasianet.org, Iranian reformist daily banned one day after relaunch, 17 May 2009
http://www.eurasianet.org/departments/insight/articles/pp051709.shtml

ROULETTE RUSSA

Autore: Enrico

La situazione sul fronte della crisi iraniana si fa sempre più mobile dopo il lavorìo diplomatico avviato da Barack Obama poco dopo il suo insediamento. Come già ricordato in precedenza, nella partita Mosca gioca un ruolo chiave.
La Russia (tramite la statale Rosatom) è fornitore semi-esclusivo di combustibile nucleare, sofisticati componenti e know-how per l’industria nucleare (che hanno portato alle prove tecniche di attivazione del reattore di Busher).
Ma Mosca non si limita a questo: ha sottoscritto con Tehran anche un contratto da 100 milioni di $ per la fornitura di avanzate difese antiaeree (S300), che permetterebbero a Tehran di contrastare con efficacia un eventuale attacco dall’aria. Su questa fornitura si coagulano dubbi sia a Washington che al Cremlino.
Gli USA, divisi tra i sostenitori della linea dura (enturage di Hillary in primis) e i pragmatici (guidati da Gates e alcuni generali), sono indecisi su come interpretare i segnali di Mosca. Da un lato la grave crisi economica russa (col crollo del 30% del rublo), rende Mosca malleabile ad una ritirata sul fronte iraniano. Non a caso recentemente Vladimir Dvorkin, capo del centro di ricerca sulle armi atomiche dell’accademia delle scienze di Mosca ed ex-generale in capo delle armi atomiche, ha dichiarato (Mar 12) che Tehran potrebbe produrre l’atomica in 1-2 anni, permettendogli di rafforzare il suo supporto ad Hamas ed
Hezbollah. Una dichiarazione esplicita mai sentita finora da una fonte vicina al Cremlino. Il 10 Marzo l’agenzia russa Interfax aveva annunciato che ‘Mosca potrebbe rivedere le forniture della contraerea a Tehran se verrà così deciso al massimo livello politico’. Una perifrasi per dire che la questione è oggetto di dibattito nelle stanze del potere moscovita. Queste dichiarazioni potrebbero segnalare un riavvicinamento tra USA e Russia in seguito all’offerta di Obama
di uno stop allo scudo antimissile se Mosca avesse interrotto il supporto strategico all’Iran. La partita però Mosca la gioca anche su un altro tavolo: report dell’intelligence USA e del Mossad segnalano che, nonostante la promessa di sospendere le forniture degli S300 all’Iran, i primi pezzi sono iniziati ad arrivare (anche se il Cremlino smentisce, dicendo che “il contratto viene rispettato gradualmente”). La corsa al nucleare di Tehran sta spingendo gli altri stati del Golfo a cercare dei partner per tentare l’avventura atomica: Egitto, Arabia Saudita e Kuwait sono in trattative per acquisire quote dall’1
al 5% nel gigante nucleare francese Areva (maggior produttore mondiale di reattori nucleari), garantendosi così un accesso a tecnologie prima loro precluse. Gli intenti (se sviluppare un programma civile o puntare sull’arma atomica per non restare dietro Tehran), sono tutt’altro che chiari. E’ di ieri invece la notizia di un video di auguri e di un’offerta diretta di collaborazione di Obama alla leadership Iraniana. Infatti, dopo il ritiro del riformatore Khatami dalla competizione elettorale di giugno, le quotazioni per una riconferma di Ahmadinejad sono in rialzo. In ogni caso una maggiore luce sui due tavoli di gioco su cui punta la Russia si avrà dopo il summit londinese dei presidenti dei due stati, il 2 Aprile.

fonti:
Al-Sharq Al-Awsat, London:
Senior Iranian Official: Bushehr Reactor To Begin Operating, March 2009
Debkafile, High Russian official: Moscow is gradually fulfilling S-300 air
defense contract with Iran, March 18, 2009
ANSA, Mosca, niente missili S- 300 a Iran, MOSCA 18 MAR 2009
ANSA, Iran: Khatami si ritira da elezioni, ROMA, 17 MAR
2009
The Guardian, Iran gives cautious welcome to Barack Obama video message, 20 March 2009
Iran has not decided to produce nuclear arms, US intelligence
chief IRNA, Iran has not decided to produce nuclear arms, US intelligence chief, March 11 2009
Panorama, Israele e Usa divisi sull’attacco a Teheran, 10
Dicembre 2008
Il Tempo, “L’Iran, tra due anni avrà la bomba”, 15 Marzo 2009Au